Malattia professionale: quando si può chiedere il risarcimento
Cos'è la malattia professionale
La malattia professionale è una patologia che si sviluppa nel tempo a causa dell'esposizione prolungata a fattori di rischio presenti nell'ambiente di lavoro. A differenza dell'infortunio, che è un evento improvviso e traumatico, la malattia professionale si instaura lentamente e spesso i sintomi compaiono anni dopo l'inizio dell'esposizione.
Esempi classici sono l'ipoacusia da rumore tra i lavoratori dell'industria, i disturbi muscolo-scheletrici da movimenti ripetitivi tra gli operai e gli addetti alla grande distribuzione, le patologie polmonari da esposizione all'amianto nei settori delle costruzioni e della cantieristica navale.
- Ipoacusia da esposizione a rumore prolungato
- Disturbi muscolo-scheletrici da movimenti ripetitivi (sindrome del tunnel carpale, lombalgia)
- Patologie polmonari da amianto (mesotelioma, asbestosi)
- Dermatiti da contatto con sostanze chimiche
- Tumori professionali da esposizione a cancerogeni
- Malattie da vibrazioni trasmesse a mano-braccio
Malattie tabellate e non tabellate: la differenza che conta
La legge italiana distingue tra malattie professionali tabellate e non tabellate. Le malattie tabellate sono quelle inserite in apposite liste ministeriali, per le quali vige una presunzione legale di origine professionale: se dimostri di aver svolto quella determinata mansione per il periodo previsto, la malattia si presume causata dal lavoro senza bisogno di ulteriori prove.
Per le malattie non tabellate, invece, spetta al lavoratore dimostrare il nesso causale tra la malattia e l'attività lavorativa. È un onere più gravoso, ma non impossibile, soprattutto quando c'è una letteratura medica consolidata sul collegamento tra una certa esposizione e quella patologia.
La malattia professionale va denunciata all'INAIL entro 15 giorni dalla manifestazione o dalla diagnosi. I benefici decorrono dalla data di denuncia, non da quella in cui la malattia si è sviluppata. Aspettare significa perdere arretrati.
Come si dimostra il nesso causale
Il nesso causale è il collegamento tra l'esposizione lavorativa e la malattia. Dimostrarlo richiede una ricostruzione precisa della storia lavorativa e un'analisi medico-legale che escluda cause alternative.
- Storia lavorativa documentata: contratti, buste paga, libro matricola
- Dati sull'esposizione al fattore di rischio (misurazioni fonometriche, schede di sicurezza)
- Valutazioni del rischio aziendali (DVR) del periodo di esposizione
- Letteratura medico-scientifica che collega quella patologia a quella esposizione
- Perizia medico-legale che esclude cause alternative significative
- Testimonianze di colleghi con la stessa patologia e stessa esposizione
Cosa copre l'INAIL per le malattie professionali
Per le malattie professionali l'INAIL garantisce le stesse tutele previste per gli infortuni sul lavoro: cure mediche, indennizzo del danno biologico e rendita mensile nei casi più gravi. Il sistema di calcolo è lo stesso degli infortuni.
Vale lo stesso limite già visto per gli infortuni: l'INAIL copre solo una parte del danno e non include il danno morale, esistenziale e il lucro cessante completo. La possibilità di ottenere un risarcimento aggiuntivo esiste anche per le malattie professionali.
Il risarcimento aggiuntivo oltre l'INAIL
Anche per le malattie professionali è possibile agire civilmente contro il datore di lavoro per ottenere il danno differenziale, a condizione di dimostrare che il datore non ha rispettato le norme di sicurezza o non ha adottato le misure di prevenzione previste dalla legge.
Questa possibilità è particolarmente rilevante nei casi di esposizione ad amianto, dove i risarcimenti possono essere molto significativi, e nei casi di ipoacusia da rumore nelle aziende che non avevano adottato le misure di protezione uditiva obbligatorie.
Il termine di prescrizione per l'azione civile è di 3 anni dalla data in cui l'INAIL ha definito il grado di malattia professionale. Anche qui vale il principio: agire prima è sempre meglio.